Lavorare con i giovani significa entrare in un mondo fatto di velocità, stimoli continui e tempi sempre più compressi. Negli anni ho scelto di dedicarmi proprio a questo: accompagnare, quando possibile, ragazzi e ragazze in un percorso che non sia solo formativo, ma anche profondamente umano. Un percorso capace di lasciare qualcosa che vada oltre il momento. Per me, questo percorso passa attraverso la pesca a mosca, non come semplice tecnica o disciplina da insegnare, ma come esperienza da vivere. È proprio lì, lungo un fiume o sulla riva di un lago, che accade qualcosa di raro: il tempo cambia.
Mi chiamo Alberto Zanghieri, sono guida e fotografo di pesca. Da anni vivo e racconto la pesca a mosca attraverso immagini, viaggi ed esperienze sul campo in tutto il mondo. Qui, in alta Val Rendena, la mia pesca è fatta di cammino, silenzio e osservazione, e si svolge tra torrenti, affluenti e laghi alpini incastonati nelle montagne del Parco Naturale Adamello Brenta. Per me non è soltanto pesca: è un’avventura che unisce rispetto, divertimento, natura e bellezza.
All’inizio non è facile. I ragazzi arrivano abituati a ritmi completamente diversi. Nella loro quotidianità tutto è immediato: una risposta, un contenuto, un risultato. Anche la loro idea di pesca nasce spesso da ciò che vedono online, più che da esperienze reali maturate sul campo: video veloci, immagini perfette, catture spettacolari. Una narrazione costruita sui risultati, più che sul percorso. Ma questa è una visione parziale, spesso distorta. La pesca a mosca, quella autentica, è altro. È fatta di tentativi, di errori, di momenti in cui non accade nulla. Richiede osservazione, silenzio, tempo che non si lascia comprimere.
Quando questi due mondi si incontrano, quello dell’immediatezza e quello dell’attesa, lo scontro è inevitabile. La pesca a mosca non concede scorciatoie, non si può accelerare né controllare davvero. Si può solo restare, osservare, aspettare. Ed è proprio in quell’attesa che emerge il primo vero ostacolo: la noia, la distrazione, la perdita di pazienza. Eppure è proprio lì che inizia il lavoro più importante. Lentamente, quasi senza accorgersene, qualcosa cambia: lo sguardo si posa più a lungo, i gesti diventano più attenti, il silenzio smette di essere un vuoto da riempire e diventa uno spazio da abitare. In quel momento, il tempo smette di scorrere via e diventa qualcosa da vivere. La pesca a mosca rivela allora la sua natura più profonda, non è solo un’attività, ma un modo per ritrovare una dimensione spesso dimenticata, fatta di presenza, attenzione e relazione con ciò che ci circonda. Ogni dettaglio acquista significato: il movimento dell’acqua, la luce che cambia, un insetto che sfiora la superficie, segnali che prima sarebbero passati inosservati. Non si tratta più solo di prendere un pesce, ma di comprendere ciò che accade intorno a noi.
Il territorio gioca un ruolo fondamentale. Il Trentino offre qualcosa di raro: ambienti autentici, acque vive, paesaggi che non sono semplici sfondi, ma parte integrante dell’esperienza. In questi luoghi i ragazzi non sono spettatori, imparano a entrare in relazione con l’ambiente, a leggerlo, a rispettarlo. Non è qualcosa che si può insegnare a parole; si apprende vivendo, osservando, sbagliando e tornando il giorno dopo con uno sguardo diverso. È un processo lento, ma proprio per questo efficace, perché lascia traccia. In questo percorso, la pesca a mosca smette definitivamente di essere solo tecnica. La tecnica c’è, ed è importante, ma diventa un mezzo, non il fine. Il vero apprendimento è altrove: nella pazienza, nella capacità di accettare l’attesa e il fallimento, nel saper gestire la frustrazione quando le cose non vanno come si vorrebbe. Sono insegnamenti che vanno ben oltre l’acqua. In un mondo che spinge costantemente verso il risultato immediato, imparare a stare dentro un processo, senza forzarlo, è qualcosa di profondamente educativo: un modo per restituire valore al tempo.
Ed è proprio qui che emerge una delle questioni più rilevanti quando si parla di nuove generazioni: la disconnessione. Molti ragazzi crescono oggi con un rapporto sempre più distante dalla natura, non per scelta, ma per mancanza di occasioni reali. Quando l’unico riferimento diventa ciò che si vede attraverso uno schermo, il rischio è costruire un’immagine della realtà che non corrisponde al vero. Senza esperienza diretta, tutto resta superficiale. La pesca a mosca, vissuta nel modo giusto, rompe questa distanza. Riporta i ragazzi dentro un’esperienza concreta, fatta di elementi reali, tempi naturali e relazioni che non si possono simulare. Allo stesso tempo richiama a una responsabilità, preservarne i principi. Perché non è solo un’attività, ma una cultura fatta di rispetto, equilibrio e consapevolezza. Valori che oggi, più che mai, vanno difesi.
Da questa esperienza nasce qualcosa che non può essere imposto dall’esterno: una connessione.
E quando questa connessione si crea, cambia tutto.
Cambia il modo di guardare un fiume.
Cambia il modo di vivere un luogo.
Cambia, soprattutto, il senso di responsabilità.
Non si tratta più solo di “rispettare” qualcosa perché è giusto farlo, ma perché quel qualcosa è diventato parte della propria esperienza, ha acquisito un valore personale. Senza connessione non può esistere una reale interesse. Se qualcosa resta distante, non ci riguarda davvero; e se non ci riguarda, non sentiremo mai il bisogno di proteggerla. Per questo lavorare con i giovani oggi significa anche creare le condizioni perché possano vivere esperienze autentiche, capaci di lasciare un segno.
La mia più grande preoccupazione, guardando alle nuove generazioni che si avvicinano alla pesca a mosca, è che si perda il suo significato più autentico. Che tutto si riduca a un gesto tecnico, a una performance, ad una cattura, dimenticando ciò che conta davvero. Racconto, accompagno, cerco di mostrare che c’è molto di più dietro ogni lancio, ogni pesce, ogni passo lungo l’acqua. Lo faccio con la speranza che chi verrà dopo possa innamorarsi di questa meraviglia nello stesso modo, e che questa cosa bellissima chiamata pesca a mosca, insieme al suo legame indissolubile con la natura, non svanisca mai.
Se non hai una connessione con qualcosa…
se non la ami…
non la proteggerai mai davvero.