Corpo tozzo, con dorso e fianchi verdi, ventre giallo-arancio, scaglie piccole e coperte di muco. La bocca presenta un paio di barbigli brevi; l’occhio è rosso-dorato. Le pinne hanno forma arrotondata: nei maschi, le pinne ventrali sono più robuste e sviluppate in lunghezza. Può raggiungere i 60 cm di lunghezza e superare i 6 kg di peso.
E’ specie tipica di acque stagnanti o a corso lento, ricche di vegetazione e con fondo fangoso. E’ presente in tutti i laghi naturali della fascia pedemontana della provincia e nei tratti di acque correnti a lento decorso e con vegetazione acquatica. Può tollerare basse quantità di ossigeno disciolto.
E’ onnivora: si nutre di vegetali, vermi, crostacei, insetti e altri organismi del fondo. Conduce vita solitaria. Passa l’inverno in letargo, immersa nel fango. Si riproduce da maggio ad agosto, a seconda della temperatura dell’acqua. In questo periodo le tinche si avvicinano in branchi alle zone riparie ricche di vegetazione sommersa, sulla quale ogni femmina depone decine di migliaia di piccole uova verdastre e appiccicose. Gli avannotti nascono dopo una settimana.
La tinca è una specie importante per la pesca professionale nel Lago di Garda, dove rappresenta il 3-5 % del pescato totale annuo (circa 150 – 300 q). La pesca per diletto, praticata con la canna, è preceduta dalla tradizionale pasturazione con la polenta.
La tinca ha una forte vitalità e può sopravvivere a lungo fuori dall’acqua, purché mantenuta umida. Ha carni molto magre, apprezzate dal punto di vista gastronomico. Se pescata in stagno, non va cucinata subito ma va tenuta viva per qualche giorno in poca acqua corrente e limpida, che le toglie il sapore di fango.
Dialetto: tenca.
G. TOMASI, 2004 - I trecento laghi del Trentino. Ed. Artimedia – Temi, Trento, 535 pp.