Ha corpo di colore verde - giallastro, con macchie o vermicolature scure. La testa è grande, schiacciata dorso – ventralmente, con bocca enorme, dotata di numerosi denti robusti e aguzzi. La pinna dorsale è inserita nella parte posteriore del corpo, opposta alla pinna anale. In condizioni favorevoli il luccio può raggiungere i 130 cm di lunghezza e superare i 20 kg di peso.
Predilige acque ferme o a lento decorso, ricche di vegetazione, con fondo sabbioso o fangoso. E’ presente nei laghi di fondovalle, negli stagni, nelle risorgive, nei canali di bonifica e nelle zone dei fiumi – ormai rare - dove la corrente è ridotta, come le lanche, i rami morti e le rive a canneto. Fin dalle prime settimane di vita, quando inizia a mangiare pesci (compresi i conspecifici), il luccio si comporta da predatore solitario e territoriale. Per la maggior parte del tempo resta immobile, nascosto fra la vegetazione; con uno scatto improvviso può catturare prede di taglia poco inferiore alla sua. Gli esemplari più grandi divorano anche uccelli acquatici e piccoli mammiferi.
Il luccio si riproduce in marzo – aprile: la femmina depone alcune decine di migliaia di uova che aderiscono alla vegetazione sommersa. Gli avannotti, che nascono dopo una settimana, restano attaccati alla vegetazione ancora per qualche giorno, fino al riassorbimento del sacco vitellino.
La riduzione delle superfici d’acqua occupate dal canneto e la rarefazione delle piante acquatiche dovuta alle escursioni artificiali di livello o alla balneazione, hanno determinato la rarefazione del luccio in molti laghi. Lo stesso è avvenuto nei fiumi, in seguito all’artificializzazione degli alvei, all’eliminazione delle lanche e alla scomparsa dei fontanili e degli acquitrini utilizzati dal luccio per la riproduzione. Nel Lago di Garda, la pesca del luccio è passata dalle centinaia di quintali annui degli anni ’50 alle poche decine di oggi.
La voracità del luccio è stata spesso esagerata: in realtà, questo predatore svolge una benefica funzione di equilibratore dell’ittiofauna di cui si nutre. Le carni sono liscose ma buone.
Dialetto: luz, luzo, luč.
G. TOMASI, 2004 - I trecento laghi del Trentino. Ed. Artimedia – Temi, Trento, 535 pp.