Ha colore bruno verdastro punteggiato di scuro, scaglie piccole, pinne rossastre. La testa è allungata, con occhio piccolo e bocca infera, protrattile, con labbra ben sviluppate e due paia di barbigli inseriti sulla mascella superiore. Può raggiungere i 60 cm di lunghezza e i 4 kg di peso.
E’ un pesce caratteristico del tratto medio-superiore dei fiumi. E’ presente anche in alcuni laghi, ma sempre legato ad acque limpide, ben ossigenate e con fondo ghiaioso o sabbioso. Difficilmente si trova a quote superiori ai 600 metri.
Si muove in piccoli gruppi che si cibano sul fondo, spesso rovesciando i ciottoli alla ricerca di larve di insetti. Si riproduce in maggio-giugno, risalendo in grossi branchi le acque correnti alla ricerca di fondali ghiaiosi (es. basso Avisio); le femmine depongono alcune migliaia di uova (tossiche; non devono essere consumate), che schiudono dopo una decina di giorni. Si conoscono ibridi con il barbo canino.
La costruzione di dighe e sbarramenti, se da un lato impedisce gli spostamenti del barbo lungo il fiume, dall’altro ne favorisce l’insediamento verso monte, poiché assicura la presenza di acque profonde che sono frequentate dai barbi soprattutto in occasione del letargo invernale. Il riscaldamento estivo dell’acqua residua a valle delle dighe ha in qualche caso favorito, oltre al cavedano, anche il barbo, a discapito della trota. La carne del barbo è buona ma ricca di lische.
Dialetto: barbi, barbiol, barbol.
G. TOMASI, 2004 - I trecento laghi del Trentino. Ed. Artimedia – Temi, Trento, 535 pp.