L’anguilla è denominata, a seconda della taglia: cieca (6-7 cm); ragano (20-25 cm); capitone (oltre il kg di peso).
Ha corpo serpentiforme, con scaglie molto piccole, affondate nel tegumento e coperte di muco. La pinna dorsale e la pinna anale sono confluenti con la caudale; le pinne ventrali sono assenti. Può raggiungere il metro e mezzo di lunghezza e i 6-7 kg di peso.
E’ presente nella maggior parte delle acque della provincia al di sotto dei mille metri d’altitudine. Durante il giorno rimane nascosta. Si nutre di notte, cacciando invertebrati acquatici e piccoli pesci.
Si riproduce in mare e si accresce in acqua dolce. Le larve marine (dette leptocefali), lunghe 7-8 cm e aventi forma di foglie di salice trasparenti, sono trasportate passivamente dalle correnti per 3-4 anni dall’area di riproduzione atlantica fino alle coste europee. La forma successiva, detta cieca, inizia la migrazione nelle acque interne, pigmentandosi e acquisendo le caratteristiche della giovane anguilla: dorso bruno-verdastro, occhio piccolo e ventre giallo (anguille “gialle”). Dopo 8-15 anni le anguille entrano nella fase riproduttiva: il dorso diventa nero, il ventre argenteo e gli occhi grandi (anguille “argentine”); i maschi (40-45 cm di lunghezza) sono nettamente più piccoli delle femmine. Inizia il ritorno al mare verso le zone di riproduzione, la più nota delle quali è il Mar dei Sargassi. Per superare gli ostacoli che incontra durante i suoi spostamenti, l’anguilla può uscire dall’acqua, muovendosi come un serpente.
Le carni dell’anguilla sono molto apprezzate. Oltre alla pesca, viene praticato anche l’allevamento (non nel Trentino): poiché la riproduzione artificiale risulta impossibile, l’allevamento avviene a partire dalle cieche, raccolte massivamente alla foce dei fiumi, delle quali vi è grande richiesta ma si registra, in questi ultimi anni, una notevole diminuzione.
Dialetto: anguìla, bisat.
G. TOMASI, 2004 - I trecento laghi del Trentino. Ed. Artimedia – Temi, Trento, 535 pp.